Gli ultimi giorni di Pompei

Gli ultimi giorni di Pompei

di Barone Edward Bulwer Lytton Lytton

Gli ultimi giorni di Pompei è entrato nella storia della letteratura come un'opera un tempo così visibile da plasmare il gusto popolare, eppure oggi spesso ricordata solo ai margini del canone. Un tempo classico del romanzo storico, influenzò profondamente l'immaginario culturale di Pompei, ma oggi l'autore è ricordato quasi esclusivamente per il "peggior incipit di sempre", mentre il romanzo stesso viene raramente letto.

Gli ultimi giorni di Pompei è un romanzo scritto da Edward Bulwer-Lytton nel 1834. Il romanzo fu ispirato dal dipinto "L'ultimo giorno di Pompei" del pittore russo Karl Briullov, che Bulwer-Lytton aveva visto a Milano. L'opera culmina nella catastrofica distruzione della città di Pompei a causa dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Pompei, 79 d.C. Il nobile ateniese Glauco arriva nella vivace e sfarzosa città romana e si innamora subito della bellissima greca Ione. L'ex tutore di Ione, il malevolo stregone egizio Arbace, ha mire su di lei e decide di distruggere la loro nascente felicità. Arbace ha già rovinato il sensibile fratello di Ione, Apeclide, attirandolo nel corrotto sacerdozio di Iside. La schiava cieca Nidia viene salvata dai suoi padroni violenti, Burbo e Stratonice, da Glauco, per il quale nutre un amore segreto. Arbace inorridisce Ione dichiarandole il suo amore e va su tutte le furie quando lei lo rifiuta. Glauco e Apeclide la salvano dalle sue grinfie, ma Arbace viene abbattuto da un terremoto, segno della imminente eruzione del Vesuvio. Glauco e Ione esultano nel loro amore, con gran tormento di Nidia, mentre Apeclide trova una nuova religione nel Cristianesimo. Nidia aiuta inconsapevolmente Giulia, una ricca giovane donna che ha messo gli occhi su Glauco, a ottenere un filtro d'amore da Arbace per conquistare il cuore di Glauco. Ma il filtro è in realtà un veleno che farà impazzire Glauco. Nidia ruba il filtro e lo somministra; Glauco ne beve solo una piccola quantità e inizia a delirare. Apeclide e Olinto, un primo cristiano, decidono di rivelare pubblicamente l'inganno del culto di Iside. Arbace, ripresosi dalle ferite, li ascolta di nascosto e uccide Apeclide; incolpa poi del delitto Glauco, che si era imbattuto accidentalmente nella scena. Arbace si fa dichiarare tutore legale di Ione, convinta che Arbace sia l'assassino di suo fratello, e la imprigiona nella sua villa. Imprigiona anche Nidia, la quale scopre che esiste un testimone oculare dell'omicidio che può provare l'innocenza di Glauco: il sacerdote Caleno, anch'egli prigioniero di Arbace. Nidia riesce a far recapitare una lettera all'amico di Glauco, Sallustio, implorandolo di salvarli.

Editore
BookAI
Pubblicato
2026-07-15

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