Molto prima che i racconti sugli animali invadessero il cinema, i fumetti o i videogiochi, Il Roman de Renart aveva già inventato uno dei più grandi antieroi della letteratura europea: una volpe bugiarda, affascinante, ladra, manipolatrice e genialmente divertente, capace di ridicolizzare i potenti così come gli ingenui. Composto tra il XII e il XIII secolo da una moltitudine di autori anonimi o identificati come Pierre de Saint-Cloud, Richard de Lison o il prete di Croix-en-Brie, questo vasto insieme di "branche" in versi ottosillabi è oggi considerato uno dei vertici satirici del Medioevo francese.
Il genio del Roman de Renart risiede nella sua straordinaria modernità. Dietro gli animali antropomorfi — Renart la volpe, Ysengrin il lupo, Tibert il gatto o Noble il leone — si nasconde un ritratto feroce della società feudale. I cavalieri sono brutali e stupidi, i monaci ipocriti, i tribunali corrotti, i potenti grotteschi. Renart, dal canto suo, sopravvive grazie alla parola, alla menzogna e all'intelligenza. Non è né un eroe né un modello morale: è un sopravvissuto. Questa ambiguità affascinerà intere generazioni di scrittori e pensatori.
Il successo fu così immenso che il nome proprio "Renart" finì per sostituire nella lingua francese la parola originale "goupil" (volpe). Poche opere letterarie possono vantarsi di aver trasformato durevolmente il vocabolario di un'intera civiltà. Attraverso i secoli, il personaggio ha ispirato le tradizioni fiamminghe, tedesche, inglesi e scandinave. Lo stesso Goethe adattò la storia nel suo Reineke Fuchs, mentre Jacob Grimm vedeva nell'opera una vera "epopea animale venuta dalla Germania".
L'influenza moderna del Roman de Renart è immensa. Walt Disney se ne ispirò direttamente per concepire il suo Robin Hood del 1973: la volpe antropomorfa e astuta di Sherwood è l'erede evidente di Renart. René Goscinny e Albert Uderzo considerarono per un tempo di adattare l'opera prima di creare Asterix. Più tardi, serie come Mantello e Spada, Fables o numerosi fumetti per ragazzi riutilizzeranno l'ombra della vecchia volpe medievale. Il cinema d'animazione se ne impossessò parimenti con Le Roman de Renard di Ladislas Starewitch, considerato un capolavoro pioniere del cinema di marionette animato.
Carl Gustav Jung e l'antropologo Paul Radin furono anch'essi affascinati da Renart, che accostarono alla figura universale del "Trickster", quel "briccone divino" che sovverte l'ordine costituito attraverso il riso e l'astuzia. Jung vedeva in questi personaggi delle rappresentazioni profonde dell'inconscio umano e del fanciullo interiore. Questa capacità del Roman de Renart di mescolare farsa popolare, violenza sociale e simbolismo psicologico spiega perché l'opera continui ancora oggi a nutrire sia gli studi accademici che la cultura popolare.
Il medievista Lucien Foulet parlava del Roman de Renart come di un'"opera magistrale e di successo". Quanto a Jean Dufournet, grande specialista del testo, scrisse: "Renart è il trionfo dell'intelligenza sulla forza bruta". Questa frase riassume perfettamente il fascino duraturo esercitato da questa volpe immorale, divertente e inafferrabile, diventata uno dei personaggi più vivi di tutta la letteratura francese.
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