Nel 1918, Lu Xun pubblicò "Diario di un pazzo" sulla rivista mensile La Nuova Gioventù. Questo breve racconto di poche migliaia di parole è universalmente considerato l'opera fondante della moderna narrativa cinese in lingua vernacolare (baihua). La storia è strutturata come il diario di un uomo affetto da "paranoia da persecuzione", preceduto da un'introduzione in cinese classico che dichiara la guarigione del protagonista, suggerendo che le parole sconvolgenti che seguono siano solo deliri di un malato. Tuttavia, la celebre frase contenuta nel testo — che descrive come, tra le righe della storia cinese, si leggano solo due parole: "mangiare uomini" — è diventata una delle espressioni più potenti della letteratura cinese del XX secolo. Attraverso i libri antichi, gli sguardi dei compaesani e i pasti serviti dal fratello maggiore, il protagonista svela gradualmente l'intento omicida celato dietro i precetti confuciani di "benevolenza, rettitudine e moralità", culminando nel disperato grido: "Forse ci sono ancora bambini che non hanno mangiato uomini? Salvate i bambini...". Quest'opera trasforma la follia individuale in un atto d'accusa contro l'intero ordine culturale. Ispirandosi all'omonimo racconto di Gogol, letto attraverso la traduzione giapponese di Futabatei Shimei, Lu Xun ha plasmato un'allegoria unica delle patologie storiche e familiari della Cina. Sebbene l'autore l'abbia definita in seguito "ingenua", ammise che il suo intento era quello di "rompere la solitudine della Cina" e ispirare nuovi creatori. L'influenza del "Diario di un pazzo" va ben oltre i libri di testo; critici come C.T. Hsia ne hanno esaltato la fusione tra tecniche simboliste e potere satirico, mentre pensatori come Wu Yu hanno sottolineato come Lu Xun abbia smascherato l'ipocrisia della moralità tradizionale. Con quest'opera, Lu Xun ha fatto il suo ingresso ufficiale sulla scena letteraria moderna cinese.
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