Pubblicata nel 1925 nel numero inaugurale della rivista letteraria "Aozora", la breve opera "Limone" di Motojirō Kajii è un capolavoro della letteratura moderna giapponese. In poche migliaia di caratteri, cattura un istante poetico sublime in cui l'animo depresso di un giovane trova una salvezza momentanea grazie a un singolo frutto. Il protagonista, afflitto dalla tubercolosi e braccato dai debiti, vaga senza meta per le strade finché non acquista un limone in un fruttivendolo di Teramachi-dori. Il freddo e il profumo del frutto leniscono quella "misteriosa massa infausta" che lo opprimeva costantemente. Egli lascia poi il limone sopra una pila di libri d'arte nella libreria Maruzen, un tempo amata, immaginandolo come una bomba pronta a esplodere e polverizzare tutto, per poi allontanarsi con questa fantasia nel cuore. Questo sogno di distruzione silenziosa è tramandato fino a oggi come un finale raro, capace di infrangere l'angoscia di una giovinezza soffocata non attraverso la violenza, ma tramite il lirismo.
Inizialmente passata inosservata, l'opera fu consacrata nel mondo letterario dalle parole dei critici. Hideo Kobayashi descrisse l'inquietudine di Kajii non come intellettuale, ma come "una sorta di oppressione al petto imposta da una sensibilità acuta", priva di qualsiasi segno di "decadenza o debolezza". Yukio Mishima andò oltre, posizionando "Limone" ai vertici del racconto breve giapponese e lodandolo come un'opera che termina con "un'impressione sensoriale vivida, come se un limone venisse lanciato davanti agli occhi del lettore". Mishima paragonò inoltre Kajii, Atsushi Nakajima e Shin'ichi Makino ad autori che hanno lasciato opere originali "come stelle che tramontano lasciando una scia nel cielo notturno", affermando che il raggiungimento di una tale cristallizzazione poetica rappresenta una via d'uscita vitale per il romanzo moderno.
Questo singolo limone ha messo radici profonde nella sensibilità giapponese, superando i confini della letteratura. Il fruttivendolo "Yaou" e la libreria Maruzen a Kyoto sono diventati per lungo tempo luoghi di pellegrinaggio dove i lettori lasciavano realmente dei limoni; a Osaka, nel parco di Utsubo, è stato eretto un monumento letterario con inciso un brano dell'opera. Il musicista Masashi Sada, nella sua canzone "Lemon", ha spostato l'ambientazione a Ochanomizu (Tokyo) ereditando l'immagine del limone come bomba lanciata da un ponte. Anche l'autore Shigeaki Kato ha inserito omaggi alla malinconia e al senso di salvezza dell'opera nei suoi cortometraggi. L'immaginazione paradossale di affidare la distruzione e la salvezza del mondo a un singolo frutto continua, a un secolo di distanza, ad affascinare i nuovi creativi.
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