Il "Libro del buon cibo" – in medio alto tedesco "buoch von guoter spîse" – è considerato il più antico libro di cucina in lingua tedesca e fu scritto verso la metà del XIV secolo. Rappresenta una delle fonti più significative per la cultura alimentare medievale nell'area di lingua tedesca e trasmette non solo ricette, ma anche spunti sulla società, l'istruzione e lo stile di vita cortese del Medioevo.
L'opera fa parte del cosiddetto Hausbuch di Michael de Leone, un'ampia raccolta manoscritta creata tra il 1347 e il 1350 a Würzburg. Il manoscritto è oggi conservato presso la Biblioteca Universitaria di Monaco. Il libro di cucina comprende un totale di 101 ricette ed è diviso in due sezioni. La prima parte contiene principalmente piatti comuni e alcune ricette scherzose, mentre la seconda parte è più strutturata e distingue tra cibi di magro e piatti di carne.
Già l'introduzione in rima spiega lo scopo del libro: aiutare i cuochi inesperti e istruirli nell'arte culinaria. Tuttavia, appare subito chiaro che molte ricette richiedono notevoli conoscenze pregresse. Come tipico dei libri di cucina medievali, le indicazioni precise su quantità o tempi sono quasi del tutto assenti. Il cuoco doveva già sapere, ad esempio, come produrre il latte di mandorle o come preparare un impasto. L'opera si rivolge quindi probabilmente più a maestri di cucina esperti che a principianti.
Le ricette riflettono l'alta cucina della classe dirigente urbana e della nobiltà. Vengono utilizzati ingredienti preziosi come zafferano, pepe, chiodi di garofano o galanga, importati dall'Oriente e considerati beni di lusso. Anche i piatti di selvaggina con fagiano, cervo o pernice indicano un'origine cortese o benestante delle vivande.
Un ruolo speciale è svolto dal cosiddetto "Blamensire" o "Blanc manger". Si tratta di piatti chiari a base di latte di mandorle, riso e carne di pollo, straordinariamente popolari nel Medioevo. Erano considerati raffinati, nobili e facilmente digeribili. Il libro mostra inoltre quanto la cucina medievale fosse influenzata dalle spezie. Sapori dolci e salati venivano spesso combinati, cosa che alle moderne abitudini alimentari appare spesso insolita.
Oltre alle ricette serie, l'opera contiene anche passaggi umoristici. Due "ricette" scherzose descrivono ingredienti assurdi come zampe di zanzara o gole di rana. Queste parodie dimostrano che la letteratura culinaria medievale non doveva solo istruire, ma anche intrattenere.
Notevoli sono anche i cosiddetti "Schaugerichte" (piatti da esposizione). Questi piatti artisticamente disposti servivano meno a sfamare e più a scopo rappresentativo durante i banchetti festivi. Una ricetta descrive, ad esempio, una testa di vitello decorata su un piatto di carne e mele sapientemente stratificato. Tali presentazioni dovevano dimostrare la ricchezza e la cultura del padrone di casa.
Il "Libro del buon cibo" non rimase senza influenza. Nel XV secolo nacquero diversi manoscritti culinari che ne ripresero o rielaborarono numerose ricette. Particolarmente noti sono il "Libro di cucina di Mondsee" e il "Libro di cucina viennese". Molte ricette furono semplificate o modernizzate nel linguaggio, ma rimasero strettamente legate nel contenuto alla raccolta originale.
Oggi l'opera possiede un grande valore storico-culturale. Documenta non solo le tecniche culinarie e le abitudini alimentari medievali, ma anche il significato sociale del cibo, delle feste e dell'ospitalità nella Germania del tardo Medioevo. Allo stesso tempo, il libro mostra quanto fossero strettamente legati la cucina, la cultura cortese e lo status sociale.
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