Sult (Fame) segue un povero scrittore che vaga per le strade di Kristiania (l'odierna Oslo). In questo libro, la fame non è solo una condizione fisica, ma un elemento che altera il linguaggio, la dignità, le allucinazioni e l'autopercezione; mentre il protagonista si disgrega, mantiene ostinatamente una sorta di assurdo orgoglio.
Knut Hamsun visse in povertà in gioventù, svolgendo diversi lavori e cercando fortuna in America; Fame gli diede la notorietà ed è spesso considerato l'inizio fondamentale del romanzo moderno norvegese. Il rapporto tra l'opera e la vita dell'autore è particolarmente acuto: Hamsun trasforma il vagabondaggio, l'ansia creativa e la percezione nevrotica in un tremore in prima persona, facendo sì che il romanzo non narri solo eventi, ma simuli direttamente uno squilibrio di coscienza.
Oggi l'opera può essere paragonata all'uomo del sottosuolo di Dostoevskij, alle narrazioni di collasso dell'io di Bret Easton Ellis o ai monologhi interiori misantropici, isolati e intrisi di umorismo nero di Ottessa Moshfegh. È perfetto per uno scaffale intitolato "Dove inizia l'ansia moderna".
La modernità di Fame risiede nel fatto che non descrive la povertà solo come un ambiente esterno, ma come una forma di coscienza. I pensieri del protagonista oscillano, a tratti arroganti, a tratti auto-umilianti; la sua dignità può accendersi per lo sguardo di uno sconosciuto, così come può cadere nella rabbia per una piccola elemosina. Il suo linguaggio è instabile come la temperatura corporea; il lettore non osserva la storia di un povero dall'esterno, ma viene trascinato in un corpo privato di cibo, sonno e riconoscimento sociale.
Questo libro è cruciale nel tema del "sottosuolo", poiché sposta la lacerazione del sé di stampo dostoevskiano nelle strade cittadine. Se l'uomo del sottosuolo si nasconde nei propri pensieri per attaccare il mondo, l'affamato di Hamsun mantiene un orgoglio prossimo alla rottura tra strade, redazioni di giornali, banchi dei pegni e stanze in affitto. I lettori moderni che hanno familiarità con la performance del sé nell'era dei social, l'ansia della gig economy e l'esaurimento creativo troveranno Fame estremamente attuale: racconta di come, quando non si ha una posizione stabile, persino l'autostima diventi un lusso che consuma energia.
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