Il canto della campana” (Das Lied von der Glocke) è una delle opere più celebri di Friedrich Schiller, pubblicata nel 1799. Con i suoi oltre 400 versi, è tra i suoi componimenti poetici più lunghi. Schiller intreccia la descrizione tecnica della fusione di una campana con una riflessione simbolica sulla vita umana. La campana diventa l'emblema di nascita, amore, matrimonio, lavoro, comunità, morte e ordine sociale.
Al centro del poema vi è il processo di fusione. Passo dopo passo, Schiller descrive lo scioglimento dei metalli, la preparazione dello stampo e infine la colata. Questi processi artigianali sono costantemente legati a riflessioni sull'esistenza umana. Mentre gli operai creano la campana, si dipana simultaneamente un quadro dell'intero cammino della vita dell'uomo.
La poesia inizia con il motto latino:
“Vivos voco, mortuos plango, fulgura frango”
— “Chiamo i vivi, piango i morti, spezzo i fulmini.”
Già da questo incipit, la campana assume un significato simbolico e quasi sacrale. Accompagna l'essere umano in tutti i momenti cruciali della vita: battesimo, nozze, pericolo e morte.
Schiller descrive inizialmente l'infanzia e la giovinezza. La campana accoglie il neonato al battesimo e più tardi accompagna il primo amore. Segue poi la rappresentazione del matrimonio e della vita familiare borghese. L'uomo affronta il mondo esterno, pericoloso, mentre la donna custodisce la casa e la famiglia. Questo modello ideale rispecchia il pensiero sociale del Classicismo di Weimar.
Particolarmente suggestivo è il passaggio sull'incendio. Il fuoco permette la fusione della campana, ma può anche diventare distruttivo. Schiller descrive case in fiamme, panico e caos con un linguaggio drammatico. Qui emerge la sua visione secondo cui ogni forza creativa porta in sé anche un pericolo.
Questa idea diventa ancora più evidente nel celebre passaggio sulla rivoluzione. Schiller fa riferimento indiretto alla Rivoluzione Francese, criticando aspramente la violenza, il terrore e il collasso dell'ordine sociale. Il verso “Dove le donne diventano iene” è uno dei punti più noti e controversi del poema. Sebbene Schiller fosse un sostenitore della libertà e dell'umanità, temeva le conseguenze distruttive di una violenza sfrenata.
Alla fine, la campana terminata viene estratta dalla forma e solennemente consacrata. Deve simboleggiare pace, ordine e coesione. L'immagine finale trasmette speranza in un'armonia interna alla comunità.
Nel XIX secolo, “Il canto della campana” divenne un'opera centrale della cultura tedesca. Il poema ebbe una vastissima diffusione, veniva imparato a memoria nelle scuole e spesso recitato pubblicamente. Molti versi sono entrati permanentemente nell'uso linguistico tedesco. Allo stesso tempo, sorsero numerose parodie e rielaborazioni, a testimonianza dell'enorme popolarità dell'opera.
Friedrich Schiller nacque nel 1759 a Marbach am Neckar ed è considerato, insieme a Johann Wolfgang von Goethe, uno dei più importanti autori della letteratura tedesca. Fu poeta, drammaturgo, filosofo e storico. Tra le sue opere più note figurano “I masnadieri”, “Guglielmo Tell”, “Maria Stuart” e l'“Inno alla gioia”, musicato successivamente da Ludwig van Beethoven nella Nona Sinfonia.
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