Il Mostro di Metallo segue una spedizione in un paesaggio remoto dove le regole familiari della biologia, della meccanica e della civiltà iniziano a sgretolarsi. A. Merritt combina l'avventura del mondo perduto con la visione di un'immensa intelligenza metallica: geometrica, collettiva e difficile da classificare sia come macchina che come organismo vivente. L'incontro trasforma l'esplorazione in un confronto con una forma di vita costruita su schemi piuttosto che sulla carne.
La forza del romanzo deriva dalla sua scala. La sua valle nascosta, i suoi strani abitanti e i suoi macchinari radiosi creano un mondo che sembra simultaneamente antico e futuristico. I viaggiatori non sono semplicemente alla ricerca di un tesoro o di una razza perduta; cercano di comprendere una civiltà i cui valori e leggi fisiche non rientrano nelle categorie umane. L'immaginario stravagante di Merritt ha contribuito a definire il senso di meraviglia associato al fantasy pulp e al planetary romance.
Al momento non è incluso alcun adattamento cinematografico.
Il romanzo fu serializzato per la prima volta nel 1920 su Argosy All-Story Weekly. Le edizioni successive avrebbero potuto alterare o ripristinare il materiale, pertanto il testo di pubblico dominio selezionato è identificato come la versione di riferimento, mentre il contesto originale della serie è registrato separatamente. Il libro si colloca al punto d'incontro tra la narrativa del mondo perduto, il weird fantasy e la prima fantascienza, utilizzando una civiltà metallica aliena per immaginare un'intelligenza oltre l'umano.
Il testo selezionato è in inglese e non ha traduttore; il testo di pubblico dominio selezionato fornisce il testo ricercabile di pubblico dominio. L'edizione di Hippocampus Press è utile per il confronto delle versioni perché discute specificamente del materiale omesso dalle stampe successive; non è trattata come la versione di riferimento selezionata.
Consigliato ai lettori di civiltà perdute, weird fantasy, avventure pulp e narrativa sull'intelligenza non umana. Da leggere per la sua monumentale immaginazione visiva e per l'inquietante domanda se una macchina possa essere una cultura, una specie o qualcosa di superiore a entrambe.
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